Kaldi e la scoperta del caffè

Origine del caffè

Sull’origine del caffè aleggia un velo di mistero, ci sono diverse leggende che narrano della sua scoperta. La più conosciuta racconta che il caffè fu scoperto dal pastorello Kaldi nella regione etiope di Kaffa, da cui la bevanda avrebbe preso il nome.

 

Origine del caffè
Il pastorello Kaldi

La storia racconta che Kaldi fosse solito portare al pascolo il suo gregge ogni mattina, un giorno però notò qualcosa di molto strano: una delle sue capre prese a saltare all’improvviso, piena di energia.

Il giorno seguente Kaldi, ripensando al singolare episodio, aveva deciso di cercare di capire l’origine dello strano comportamento; per tutto il giorno osservò attentamente il gregge quando notò che, dopo avere assaggiato delle strane bacche rosse, un’altra capra iniziò a saltare.

Il giovane subito capì che doveva esserci qualcosa di strano in quelle bacche e così decise di assaggiarne una. Subito dopo egli si sentì pervaso da una strana vitalità, tutta la sua stanchezza era improvvisamente scomparsa!

Di ritorno dal pascolo, Kaldi raccontò al padre l’accaduto e gli fece assaggiare alcune delle bacche, e per tutta la notte padre e figlio rimasero svegli.

Il giovane pastore cominciò a vendere le “miracolose bacche energizzanti” a tutti gli abitanti del villaggio, fino a che in tutta l’Etiopia e non solo, sempre più persone iniziarono a coltivarle. Secondo la leggenda di Kaldi, è così che venne scoperto ciò che oggi chiamiamo comunemente caffè.

Dove nasce il caffè?

Il continente africano e l’America Latina presentano molte coltivazioni di caffè diverse e le specificità locali che offrono sono numerose e variegate.

In Costa d’Avorio, ad esempio, si coltiva l’Arabusta, un incrocio tra Arabica e Robusta.

In Etiopia, nella regione della Caffa, da cui prende il nome la pianta del caffè, le piante crescono spontaneamente grazie al clima e alla terra ideale, e l’intervento umano è limitato all’essiccazione.

In Camerun l’Arabica ha un sapore tipicamente speziato. Sugli altipiani del Kenya, tra i 1500 e i 2100 metri sul livello del mare, viene coltivato uno dei caffè più pregiati del mondo: l’Arabica.

Dalla Tanzania arriva un caffè nero e purissimo, detto caffè del Kilimangiaro, che presenta una considerevole corposità.

Nel continente americano troviamo in primo luogo il Brasile, primo produttore al mondo di Arabica. Al secondo posto la Colombia, dove la cura e la qualità sono un primato: basti pensare che le macchine agricole usate nelle piantagioni vengono sottoposte a un trattamento antibatterico. Tra i maggiori produttori di Arabica troviamo anche la Costa Rica.

In Ecuador il caffè viene coltivato intorno ai 2400 metri, accanto ai banani e alle piante di cacao. Dalla Giamaica arrivano alcune delle qualità di caffè tra le più pregiate al mondo. Il caffè del Messico e del Guatemala ha un aroma caratteristico che ricorda quello del cioccolato. Ad Haiti, invece, l’aroma tende al piccante.

Sulle isole Hawaii il caffè viene coltivato in buche scavate nelle rocce vulcaniche. In Nicaragua crescono i chicchi più grandi del mondo. Il Venezuela è uno dei territori più antichi di coltivazione del caffè.

In Asia, le radici storiche del caffè sono da rintracciarsi a Java, dove gli olandesi impiantarono coltivazioni fin dal 600.

Da Sumatra arriva un caffè interamente raccolto a mano, che è tra i migliori al mondo, talmente forte che è quasi impossibile da bere puro, ed è necessario aggiungervi il latte.

Il Vietnam è diventato negli ultimi quindici anni il primo esportatore mondiale di Robusta.

La pianta del caffè

La pianta del caffè appartiene alla famiglia delle rubiacee, genere coffea. Di questa pianta ne esistono circa 70 specie, ma solo due di queste si sono nei secoli rivelate particolarmente adatte a produrre i chicchi da cui ricavare la bevanda più diffusa al mondo. Queste due piante, a differenza delle loro sorelle, si sono rivelate migliori per gusto, resa produttiva e resistenza botanica.

Coffea Arabica

E’ il caffè più diffuso al mondo (circa il 75% della produzione mondiale). Originaria degli altipiani etiopici e del mondo arabo, è una specie che cresce in terreni ricchi di minerali, a oltre 600 metri di altezza, e richiede una temperatura media di 20 gradi. I suoi grani sono piccoli e intensamente profumati, e regalano un caffè dal gusto aromatico e delicato.

Coffea Robusta

Robusta è il nome che deriva dalla “robustezza” botanica della Coffea Canephora: è, infatti, la varietà più resistente alle malattie, alle alte temperature e alle piogge abbondanti. I suoi grani sono più ricchi di caffeina rispetto all’Arabica, ne deriva un caffè forte e corposo, dal gusto più amaro.

Le origini del caffè

Fra i tanti prodotti agricoli che sono entrati nel nostro quotidiano, il caffè è sicuramente uno dei più esotici ed affascinanti. Anche se gli occidentali conobbero questa bevanda in ritardo rispetto ai popoli dell’Oriente, le origini del caffè risalgono a tempi antichissimi.

Si racconta che Kaldi, un pastore etiope, notò che le sue capre, dopo aver assaggiato delle bacche rosse, erano agitate e insonni. Decise così di provare lui stesso ad assaggiare quelle bacche e ne sperimentò così gli effetti in prima persona.

Solo nel ‘500 gli scritti dei primi viaggiatori europei in Oriente parlarono di questa bevanda, chiamata “Vino d’Arabia”: dal momento che viene rapidamente assimilato dall’organismo e conferisce forza ed energia, i medici occidentali lo classificarono subito come un farmaco.

Verso la metà del ‘600 a Venezia, la “porta d’Oriente”, nacque la prima bottega del caffè occidentale. Cent’anni più tardi, sempre a Venezia, ce ne saranno più di duemila.

La diffusione di questa nuova bevanda ebbe un successo immediato, che coinvolse tutte le grandi capitali europee.

Dall’incontro con il gusto europeo iniziarono le variazioni sul tema del caffè: a Parigi la corte del Re Sole, abituata alla delicatezza della cioccolata calda, addolcì la forza del caffè nero con lo zucchero. A Vienna, invece, lo sperimentarono con il latte.

Fino alla metà del ‘700 il caffè rimase un lusso per pochi eletti: prima che diventasse un ingrediente fondamentale del costume della vita quotidiana europea, soprattutto di quella italiana, si dovrà attendere la coltivazione delle piantagioni in America Meridionale, che ridurranno in modo considerevole il prezzo della materia prima, rendendola accessibile a un pubblico più vasto.